sabato 1 novembre 2008

Dir en grey - Uroboros

Gan-shin/Audioglobe

8 Intelligente la mossa dei nipponici, quella di aggiornare le anticedenti profusioni trash grind gotiche attraverso la rilettura di una dinamica rock costantemente votata a colori romantici e sinistramente inquieti (la prestazione sonico-vocale di Red Soil definisce il trat d'union con il parossismo di Saku, la cui tematica viene brutalizzata nelle distanze commoventi della successiva Doukoku to Sarinu).
Formula che non solo consente di rinverdire le inclinazioni tra la forma wake rock psichedelica primigenia e l'odierno calco metal, quasi volesse porsi come l'odierno Macabre (e ci riesce bene, specialmente con Toguro - che coglie spazialità à la Porcupine Tree -, Glass Skin o Dozing Green), ma oltrepassa le prudenti posizioni di Marrow To A Bone verso le filiazioni di casa Neurosis-Alice In Chains e bella triade Naked City-Fantomas-Cannibal Corpse in chiave etno (Reiketsu Nariseba). Pure in seno a metodiche funk prog metalliche (Stuck Man dà stupefancenti ripetizioni ai Red Hot passando per Lynch), Uroboros è il rispettoso superamento di Withering to Death.... prendete fiato e andateci a fondo.

Stefano Morelli.
RUMORE, novembre 2008

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